I Cpr tra modello Albania, decreti sicurezza e aumento della repressione

Panopticon (CC-BY Paolo Trabattoni)
Panopticon (CC-BY Paolo Trabattoni)

Nel dibattito mainstream sui Cpr (centri di permanenza per il rimpatrio) echeggiano ancora le parole scandite da Giorgia Meloni riguardo i lager in Albania, che, secondo la presidente del consiglio, “funzioneranno”. Si è discusso molto su quanto sia fattibile l’intento del governo italiano, con le opposizioni pronte a denunciare lo spreco economico e le inefficienze piuttosto che le consuete violazioni dei diritti umani; nel frattempo il parlamento europeo ha approvato una nuova normativa che aiuterà il progetto della destra: “Il nuovo Patto su immigrazione e asilo, che entrerà in vigore a giugno, prevede infatti che l’Europa faccia dei patti con i paesi candidati ad entrare nell’Unione per il trattenimento dei migranti in transito” [1]. Questa mossa, unitamente alle esigenze di propaganda del governo, ha accelerato il riempimento del lager di Gjader in Albania, che il 23 febbraio 2026 contava 94 persone detenute. Pur di fare numero, si è pescato un po’ a casaccio, con arresti e trasferimenti da altri Cpr in Italia. La struttura comincia dunque effettivamente a funzionare, distruggendo le vite delle persone recluse, con le deportazioni programmate secondo le regole del razzismo di Stato.

Il Cpr di Gjader continua a essere al centro dello scontro tra governo e opposizioni anche perché è usato da Meloni nella polemica contro i giudici, in quanto è recente la sentenza del tribunale di Roma che ha condannato il governo al risarcimento di un uomo di origine algerina che era stato trasferito dal Cpr di Gradisca d’Isonzo a quello di Gjader. Al detenuto era stato comunicato il trasferimento a Brindisi, ma si è ritrovato in Albania: è riuscito poi a fare richiesta d’asilo e dopo un mese è stato liberato.

Intanto giova ricordare quanto il progetto del governo sia ancora nella fase embrionale: “Il centro di Gjader è molto più grande, e nei progetti iniziali era diviso in tre parti: la più grande adibita a centro di trattenimento da 880 posti, poi quella adibita a Cpr e un carcere (il centro di trattenimento e il carcere al momento sono vuoti)” [2].

Tornando in Italia, e puntando i riflettori sul resto dei Cpr, le cui vicende sono spesso ignorate dai media, la situazione è sempre la stessa, se non in peggioramento. In ogni singolo lager persistono la brutalità della polizia e la ferocia delle detenzioni. Le persone recluse si ribellano e mettono i loro corpi al centro della lotta per la libertà, una lotta che (è opportuno ricordarlo) è stata capace nel corso degli anni di far chiudere dei centri: se i movimenti contrari nel nostro paese hanno progressivamente fatto fatica a sostenere queste proteste (sia pur con poche lodevoli eccezioni), le persone migranti continuano a impartire lezioni di coraggio a tutta la sinistra italiana.

Nel Cpr di Caltanissetta sono documentate frequenti violenze, soprusi e perquisizioni a scopo punitivo. A nord, intanto, “il Cpr di Milano è stato completamente ristrutturato portando la sua capienza alla totalità delle 4 aree e dunque al contenimento di circa un centinaio di reclusi, spesso solo di passaggio poiché destinati alla deportazione” [3]. Le morti nei Cpr vengono presentate come naturali o frutto di episodi fortuiti, ma è il sistema del razzismo di stato a causarle. L’11 febbraio 2026 nel Cpr di Bari Palese è morto Simo Said, un uomo di 25 anni [4]. Questa tragedia fa seguito ad altre, come la morte di Oussama Darkaoui nel Cpr di Palazzo San Gervasio, in provincia di Potenza. A questo ulteriore omicidio di stato, avvenuto il 4 agosto 2024, è seguita una rivolta delle persone detenute nella struttura un anno esatto dopo, nell’anniversario della morte del giovane marocchino: a seguito delle proteste furono arrestate nove persone. [5] Per quanto riguarda invece un lager storicamente teatro di rivolte e repressioni feroci come quello di Torino, “Il pomeriggio di lunedì 2 febbraio, a seguito di una rissa nell’area rossa, una stanza del Cpr di corso Brunelleschi di Torino è stata data alle fiamme ed è ora completamente inagibile e chiusa. La celere in antisommossa è intervenuta con un violento pestaggio a seguito del quale almeno due persone sono state portate via in ambulanza. Sappiamo anche che tre persone sono state portate via in manette dalla polizia verso il carcere delle Vallette. A due di queste è stato convalidato l’arresto con le accuse di incendio, lesioni aggravate e resistenza aggravata”[6].

Un cenno dovuto va fatto anche alla repressione cui sono oggetto le persone solidali con le proteste di quelle detenute nei lager. In questi anni lo stillicidio di denunce per semplici presidi e manifestazioni sotto i Cpr è stato continuo, con l’obiettivo di spezzare la solidarietà e ostacolare i contatti tra chi è dentro e chi sta fuori le strutture. Con le nuove normative sulla sicurezza di questo governo ovviamente è diventato ancora più rischioso protestare contro i lager perché anche le semplici voci che gridano “libertà!” fuori le mura delle strutture in sostegno alle persone detenute fanno paura ai governi.

Altra nota d’obbligo sul colore dei governi: i lager, chiamati all’epoca Cpt, furono istituiti nel 1996 dalla famigerata legge Turco-Napolitano, votata dal centrosinistra di Romano Prodi, sostenuto anche dal Partito della rifondazione comunista. Con un processo cumulativo siamo arrivati allo stato attuale, con aggiunte su aggiunte alla repressione fino ad arrivare al governo Meloni. Intanto è entrato da pochi giorni in vigore il decreto legge 24 febbraio 2026, n. 23, che introduce disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, immigrazione e protezione internazionale. Oltre a stabilire norme per accelerare i rimpatri, come l’obbligo di cooperazione per le persone detenute ai fini di accertamento della loro identità, in generale si cerca di razionalizzare la governance delle deportazioni: “Un capitolo rilevante riguarda il potenziamento della rete dei centri di accoglienza e dei centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr). Il testo prevede interventi per rafforzarne la capacità e migliorare l’organizzazione, insieme a una semplificazione delle modalità di notifica degli atti ai richiedenti protezione internazionale, aspetto spesso oggetto di contenzioso. Il decreto dà inoltre attuazione all’accordo quadro tra il governo della Repubblica italiana e il Consiglio federale svizzero per il sostegno di misure nel settore della migrazione, consolidando la cooperazione bilaterale in materia di gestione dei flussi e rimpatri. Infine, vengono introdotte disposizioni specifiche sulle attività umanitarie svolte dalla Croce rossa italiana, con l’obiettivo di chiarire il quadro normativo di riferimento [7].

Queste novità significano sicuramente un’ulteriore stretta repressiva nei confronti delle persone migranti, con l’obiettivo di ridurre le possibilità di intervento da parte dei magistrati che avevano messo i bastoni tra le ruote al governo (in rarissimi casi), come abbiamo visto nel caso della deportazione in Albania del migrante algerino che stava nel Cpr di Gradisca d’Isonzo. Come sempre, a fronteggiare questo tentativo saranno in prima persona le persone migranti, che metteranno i loro corpi davanti la violenta macchina dello stato. Il compito dei movimenti dovrà essere quello di fare luce su quanto accade dentro i lager, ma soprattutto di allargare la solidarietà verso le persone detenute aprendo possibili spiragli di libertà.

 

Note

  1. https://www.open.online/2026/02/23/cpr-albania-gjader-capienza-massima-rimpatri/
  2. https://www.ilpost.it/2026/02/14/sentenza-risarcimento-migrante-trasferito-cpr-albania/
  3. https://radioblackout.org/podcast/dal-lager-di-caltanissetta-a-quello-di-milano-la-sincronia-della-macchina-razzista-tra-torture-e-deportazioni
  4. https://www.fanpage.it/attualita/muore-a-25-anni-nel-cpr-di-bari-un-altro-trattenuto-lhanno-riempito-di-psicofarmaci-nessuna-causa-naturale/
  5. https://www.ilpost.it/2024/08/29/morte-migrante-cpr-palazzo-san-gervasio/
  6. https://nocprtorino.noblogs.org/post/2026/02/09/aggiornamento-dal-cpr-di-torino-4/
  7. https://stranieriinitalia.it/attualita/pubblicato-il-dl-23-2026-nuove-misure-su-sicurezza-espulsioni-e-centri-per-migranti/