Sabato abbiamo partecipato al corteo a Milano nell’81° anniversario della Liberazione e abbiamo potuto farlo diffondendo liberamente il nostro punto di vista, che comprende anche la solidarietà alla Resistenza all’invasione dell’Ucraina. Peggio è andata a Bologna, Firenze, Perugia e Roma dove chi voleva farlo è stato cacciato, con grande esultanza dei troll russi su Telegram. Oggi leggiamo anche una compiaciuta rivendicazione di Cambiare Rotta, organizzazione giovanile di Potere al Popolo. Alle persone allontanate la nostra piena solidarietà.
Abbiamo anche letto il presidente dell’ANPI Gianfranco Pagliarulo assicurare alla stampa che a Milano non fossero state ammesse bandiere russe in piazza.
Abbiamo visto una storia diversa, e foto come questa lo confermano: tra un tricolore e l’altro, spuntano proprio bandiere russe insieme a quelle delle repubbliche fantoccio proclamate dalla Russia in Donbas, a simboli militari russi come la Z e il nastro di San Giorgio, alla bandiera del regime teocratico iraniano. In uno spezzone che si definiva “Coordimamento per la pace”. La pace delle macerie, della pulizia etnica, del dissenso annegato nel sangue evidentemente. Uno dei soggetti ritratti nella foto è anche venuto a provocare i manifestanti solidali con l’Ucraina, a fine corteo, raccogliendo ben poco. Anche a Genova, apprendiamo, il 25 aprile si sono viste bandiere dell’imperialismo russo.
Finché nelle nostre piazze si lasceranno sfilare i simboli di una guerra di invasione e genocida o saranno allontanate la persone che quella guerra la subiscono o la vogliono denunciare avremo un enorme problema di credibilità nell’additare qualunque altra politica di sopraffazione e violenza perpetrata dal qualunque governo, al di fuori delle bolle social dove da quattro anni si raccontano panzane e sembra vada tutto bene
