Resoconto e riflessioni sul tour dei Solidarity Collectives a Torino

Un tavolo con un computer portatile e dei fogli è coperto da una bandiera nera dell'esercito di Makhno con un teschio e ossa incrociate, accanto a uno schermo di proiezione in una stanza con scaffali e un manifesto del Partito Comunista.Possiamo ritenerci soddisfattə del primo appuntamento del tour dei Solidarity Collectives in Italia che si è svolto a Torino e che sta proseguendo in questi giorni nelle città di Bari, Padova, Bologna, Firenze e Milano (con un possibile spin-off a Perugia). Mentre scriviamo la Macchina del Fango lavora già su Bologna, questa volta la macchina staliniana è a trazione della Federazione bolognese di Rifondazione comunista, imbeccata dal canale telegram “Comitato Donbass Antinazista” con una bufala di propaganda russa che già promette di rivelarsi un boomerang.

Ringraziamo chi ci ha ospitato, la Sezione «Vito Bisceglie» del Partito Comunista dei Lavoratori anche per aver condiviso un momento di riflessione storica citando, coerentemente con la propria tradizione politica, Trotsky e la sua polemica con gli stalinisti in merito alla guerra sino-giapponese, quando, pur rivendicando l’indipendenza dal governo borghese di Chiang Kai-shek, vedeva nel Giappone una potenza imperialista aggressiva, la cui vittoria avrebbe imposto sul popolo cinese un “regime di schiavitù”. Il fondatore dell’Armata Rossa non usava mezze parole per definire la fuorviante interpretazione del disfattismo rivoluzionario da parte degli stalinisti.

Ringraziamo Davide Grasso per il suo contributo non solo negli interventi del dibattito, ma anche tra le/i partecipanti, nei momenti informali, con spunti e idee per costruire percorsi in cui la sinistra nel suo complesso possa ancora essere un argine al dilagare degli autoritarismi suprematisti che mai come in questi anni registrano il punto più alto della loro gloria da un secolo a questa parte.

Ringraziamo naturalmente tutti le/i partecipanti, soprattutto chi, in modo rispettoso e sincero ha espresso i suoi dubbi sul piano politco e strategico, e ci scusiamo se per lungo tempo non siamo statə in grado di fornirvi aggiornamenti, vista la revoca della sede a una settimana dalla data stabilita.

Ringraziamo le/i compagnə che erano fuori a contestarci, perché si sono limitatə a qualche slogan, e non si sono concretizzate le minacce di impedire con ogni mezzo lo svolgimento dell’incontro. Di certo, anche senza una sede, avremmo saputo come conquistare e difendere i nostri spazi di parola, ma siamo contentə che ciò non si sia stato necessario.

Prima di iniziare, con i soliti problemi tecnici che spuntano fuori all’ultimo minuto, li abbiamo invitatə a partecipare, ma hanno preferito scandire cori dall’esterno. Cori come “no alla guerra” vengono infatti rivolti contro gli/le ucraini/e, che secondo qualcuno sarebbero felici di farsi bombardare per fare un piacere alla NATO. Abbiamo sentito appelli alla diserzione, sebbene nessuno nella sala fosse nell’esercito. Stranamente, nessuno di costoro ha pensato di rivolgere questi cori davanti alla sede del circolo ARCI e sezione ANPI “La Poderosa”, dove si tenne un’iniziativa di propaganda bellicista facilmente riconducibile al governo russo (il recente viaggio del prof. D’Orsi a Mosca, invitato da RT) e la promozione del libro “De Russofobia” con prefazione di Maria Zakharova. Non si sono sentiti nemmeno quando in città ha dato spettacolo il giornalista rossobruno Giorgio Bianchi, autore di dubbie condotte sulle leggi di guerra nelle sue interviste ai prigionieri ucraini (civili e militari) che vengono poi date in pasto alla propaganda dello governo russo.

Quanto alla diserzione, saremmo lieti di conoscere le iniziative di solidarietà concrete nei confronti dei disertori ucraini e russi che i nostri contestatori hanno messo finora in atto, perché da un sondaggio interno all’alleanza nessuno ha saputo citarne una, o se intendono organizzarne alcune in futuro. Qualora qualcunə di loro intendesse contribuire in modo concreto, ovvero con qualcosa in più di uno slogan che rimane inascoltato a 2 o 5 mila chilometri di distanza, si potrebbero anche aprire spiragli di collaborazione, ma avvertiamo fin da subito che dovranno scontrarsi con la cruda realtà, e scopriranno ben presto che non è un lavoro per ciarlatani, che la questione della diserzione deve essere trattata con estrema delicatezza per tutelare la libertà, e in certi casi la vita stessa, delle persone che fuggono dal proprio paese per sottrarsi alla mobilitazione, sia questa palese, come nel caso ucraino, o più strisciante ma non meno sistematica, come nel caso russo.

Ci auguriamo che tra non molto tempo potremo offrire l’occasione di vedere di persona chi sono i disertori, i sabotatori, e quei compagni di cui si suppone i nostri contestatori siano generosi sostenitori. Nel frattempo leggiamo dai comunicati che sono intanto usciti di un immaginario movimento massa dei disertori, di azioni di guerriglia e di una vera e propria rivoluzione sociale che starebbe avvenendo, mentre scriviamo, in Ucraina, e probabilmente anche in Russia. Purtroppo quando l’analisi non parte da dati di realtà ma dai desideri e dalla fervida immaginazione di chi vive qui (magari imbeccato da qualcuno in cerca di approvazione), l’unico risultato che si ottiene è quello di condurre un assalto ai mulini a vento scambiandoli per giganti.

Non ringraziamo invece chi infanga le/i nostrə compagnə con campagne diffamatorie e atteggiamenti vigliacchi. Dobbiamo infatti denunciare che dal presidio di contestazione sono state scattate fotografie verso le nostre compagne e i nostri compagni, mentre a voce alta venivano rivolte accuse infamanti nei confronti della nostra ospite e soprattutto di una giovane rifugiata ucraina, compagna anarchica da tre anni in Italia, che non fa parte né dell’Alleanza, né dei Solidarity Collectives, e che si trovava lì per adesione individuale all’iniziativa. Dopo aver rifiutato il dialogo e averci tacciato come nemici, volti storici della FAT hanno aizzato il loro sparuto gruppetto contro la compagna dei SC e questa rifugiata accusandole di essere fra i fantomatici “aggressori” di Anarchy2023 a Saint-Imier, chiosando “chiedetegli cos’è successo a Saint-Imier!”.

Non solo lo abbiamo chiesto pubblicamente durante l’incontro, ma ne abbiamo cercato riscontro nei vari siti di area (ci scusiamo in anticipo con le rispettive redazioni se la FAT revocherà loro le patenti di anarchismo). Sarà anche nostra cura provare a procurarci le registrazioni audio dell’accaduto presso le/i direttə interessatə, ed eventualmente aggiornare questa pagina. Per il momento non possiamo che notare la convergenza delle ricostruzioni offerte da quattro fonti diverse che confermano la versione della nostra ospite. Riportiamo da Crimethinc. (traduzione automatica con correzioni formali):

“Per noi, lo scontro più grande è stato sul tema della guerra in Ucraina. È esploso il secondo giorno in una tavola rotonda sulla resistenza ucraina all’invasione. Gli organizzatori non erano interessati a discutere “se” sostenere la resistenza ucraina; volevano parlare di “come”. Alcuni autoproclamati antimilitaristi non accettarono questa impostazione; alla fine, urlarono alla censura, dicendo cose come “Non sai cos’è l’anarchia!”

Diversi eventi anti-militaristi hanno avuto luogo anche durante la settimana, e quelli non sono stati interrotti da coloro che sostengono i combattenti anti-autoritari sul fronte in Ucraina. Ma alla tavola rotonda sulle prospettive anti-autoritarie sul sostegno alla resistenza ucraina, alcuni che si definiscono un gruppo anti-militarista hanno cercato di sabotare l’evento. C’erano urla e spintoni, che hanno traumatizzato le persone provenienti dall’Ucraina che erano sul podio per parlare. Hanno riso ad alta voce durante un minuto di silenzio per i nostri compagni morti combattendo contro Putin. È stato brutto e contrario alla solidarietà, o anche alla decenza umana. Ma ancora, alla fine della giornata, c’erano molte più persone pronte ad ascoltare le esperienze degli anarchici direttamente colpite dalla guerra e dall’imperialismo di Putin. C’erano molte voci di solidarietà da tutto il mondo, e questo era incoraggiante.”

 

La nostra ospite ha anche riportato che al minuto di silenzio per i compagni caduti a Bakhmut, combattendo i fascisti in armi della Wagner, erano presenti i genitori (compagni anarchici come il figlio) di Petrov. Abbiamo trovato riscontro della loro presenza in questa intervista in tedesco.

L’episodio suscitò la reazione dei/le compagnə definitisi di lingua russa (traduciamo nei caratteri dei pregiudizi etnici occidentali) ovvero gruppi anarchici di russi europei e asiatici, che sono usciti con un lungo comunicato sul tema (tr. automatica):

“È importante notare che nel corso degli anni della guerra, non c’è stata alcuna discussione costruttiva a livello di movimento per sviluppare posizioni e azioni coordinate e coese. Questo ha portato alla mancanza di solidarietà pratica e ad analisi superficiali. Questo ha anche portato le persone a cercare di dettare ciò che gli anarchici ucraini dovrebbero fare, anche se queste persone stesse spesso non conoscono la realtà pratica di questa guerra. Questo rivela una terribile mancanza di comprensione ed empatia all’interno del movimento. Oltre alle interruzioni degli eventi, il problema è arrivato al punto di deliberate risate durante un minuto di silenzio in memoria dei compagni defunti.”

 

E il reportage di un compagno rifugiato bielorusso (tr. automatica):

“La tavola rotonda di diversi gruppi ABC e Solidarity Zone nella grande sala è stata una concentrazione di diverse tattiche di sabotaggio che cercano di impedire alle persone di parlare di Ucraina / Bielorussia / Russia. A partire da un piccolo gruppo di tedeschi che hanno cercato di mettere i loro manifesti anti-militari accanto alla posizione dei collettivi di solidarietà durante l’evento (che ha provocato un conflitto con alcuni compagni ucraini non a causa dell’anti-militarismo, ma a causa del tipo di anti-militarismo che queste persone rappresentano), e terminando con le persone che urlano nella loro lingua senza alcuna traduzione alla gente seduta sul palco. Il momento più inquietante e straziante è stato certamente quando almeno un cosiddetto anarchico ha riso durante il momento di silenzio in memoria dei compagni e di altre persone che sono cadute vittime dell’aggressione imperialista russa. Non sono sicuro che ci sia un movimento politico al mondo che possa tollerare tale ignoranza e arroganza. E anche in una situazione del genere nessuna violenza è stata usata contro questa persona dai compagni ucraini, bielorussi o russi.”

 

Ebbene, questa situazione e questo atteggiamento ci sono familiari, abbiamo avuto modo di esperirlo nei giorni che hanno preceduto l’inizio del tour.

A segnalare la distanza siderale dalla società e dalla realtà che hanno questi soggetti che cercano di imporre la loro idea di anti-militarismo, è da notare che non sembravano esserci né compagnə ucrainə né russə tra le fila dei contestatori. Al contrario compagnə ucrainə e russə che vivono in Italia erano presenti al nostro incontro, hanno apprezzato i nostri sforzi per realizzarlo, sostenendoci nei momenti di difficoltà, come si fa tra compagnə.

Chi si aspettava di contestare nientepopdimenoche Giorgia Meloni come ospite a sorpresa dell’evento resterà delus. Dobbiamo infatti ricordare (ai contestatori, non alla Meloni) quando nel 2014 l’attuale Presidente del Consiglio scriveva sui social “Giusto che sul futuro della Crimea si esprima il popolo con un referendum.” https://x .com/GiorgiaMeloni/status/439773609427738625 (lo spazio prima del dominio .com è voluto)
Referendum fra i cui osservatori internazionali figurava anche l’attuale assessore regionale Maurizio Marrone, che come ricompensa ricevette a Sebastopoli una medaglia al valor fascista europeo e la nomina a console della Crimea occupata. Lo stesso partito FdI arruolò tra le sue fila Irina Osipova, candidata nelle amministrative a Roma nel 2016 e il cui nome figura in inchieste giudiziare sul reclutamento di mercenari italiani per la guerra in Donbass (naturalmente sul lato russo), la vicinanza ad ambienti di estrema destra in Russia e in Italia, e nel 2023 tornata agli onori delle cronache per essere stata assunta come auditrice al Senato. E ricordiamo anche che proprio dal partito di maggioranza relativa sono fuoriusciti elementi che oggi rivendicano sulle loro pagine di propaganda l’assassinio dei disertori russi in giro per l’Europa.

Se dovessimo perciò adoperare lo stesso metro di misura e gli stessi argomenti con i nostri detrattori, potremmo quindi dire che possono andare da Salvini a cercare solidarietà per impedire l’invio di aiuti militari in Ucraina (ai quali tra l’altro l’Italia partecipa in modo molto marginale).

Il problema da porsi a quel punto è un altro: sono quindi disposti ad assumersi la responsabilità politica della morte di tutte quelle persone che sono lontane dal fronte e non partecipano al conflitto ma vengono uccise quotidianamente dai missili e dai droni russi?

Da quanto l’isolazionista e pacifista Trump si è insediato a inizio 2025, gli Stati Uniti inviano sistemi e munizioni di difesa aerea solo su acquisto da parte dei paese europei, indebolendo sensibilmente le capacità di difesa dell’Ucraina. Gli effetti concreti sulla vita delle persone non si sono fatte attendere. Secondo il rapporto dello United Nations Human Rights Monitoring Mission in Ukraine (organismo istituito in Ucraina nel 2014 dall’Onu) il 2025 è stato l’anno con più morti tra i civili in Ucraina dal 2022,  Il numero totale di civili uccisi e feriti nel 2025 è stato superiore del 31% rispetto al 2024 (quando gli aiuti militari furono bloccati per 8 mesi per ostruzionismo repubblicano alla camera) e del 70% rispetto al 2023. La stragrande maggioranza delle vittime verificate dall’HRMMU nel 2025 si è verificata nel territorio controllato dal governo ucraino a causa di attacchi lanciati dalle forze armate russe (97% delle vittime civili totali).

Se si decide che queste migliaia di vite siano sacrificabili sull’altare della purezza delle idee, si sarà condannati a essere “militanti della teoria” senza incidere in alcun modo nella realtà che ci circonda. Sugli insegnamenti di Leshy Petrov diciamo che a noi non interessa l’anarchia nell’iperuranio, a noi interessa l’anarchia nel qui e adesso.

Uno de principali obiettivi per cui anarchici e non anarchici hanno fondato questa alleanza è stato perché c’era necessità di un dibattito franco sull’urgenza di lottare contro l’autoritarismo di ogni colore e mantello politico al di là delle idee e ideologie personali.
Il rifiuto totale da parte di elementi del movimento anarchico ad unirsi a questa lotta lo consideriamo organico all’isolamento non solo politico di certe frange del movimento, ma dalla realtà politica nel suo complesso.

Quando si è chiusi in superficiali schemi di interpretazione della fattualità di quanto avviene nelle lotte sui territori, della volontà di autodeterminazione delle popolazioni in cui gli anarchici sono presenti e lottano a diversi livelli (Dal Rojava al Donbass), quando si è arroganti nelle proprie pretese di esseri i soli interpreti della legittimità politica di diverse letture di un pensiero tanto profondo e nutrito da visioni diverse ma non per questo mutualmente esclusive come l’anarchismo, si può facilmente passare dalla totale ininfluenza alla nocività politica.

Nessuno ci ha cacciato da Torino. Grazie alla loro perfomance di velleità davanti alle porte che ci sono state aperte abbiamo mostrato con il fatto e l’azione la bontà delle nostre idee.

Duole, c’è da dirlo, rilevare l’ignoranza di compagnə che, nonostante non manchino certo delle nozioni basilari della storia, esprimono altisonanti dichiarazioni guerresche contro compagnə che non stanno facendo nulla di diverso da quanto fatto da molti anarchici proprio dal prossimo territorio del sarzanese quando combatterono sullo stesso lato della battaglia in cui stavano combattendo gli stati Alleati. Anche il Battaglione Lucetti era un servo dell’imperialismo Americano? La risposta fu sì per molti della stessa corrente malatestiana a cui la FAT appartiene. È cosa nota che Malatesta, attraverso il suo rapporto coi portuali di Giuliacci, ebbe un’ ambigua visione del fascismo delle origini ed espresse pubbliche posizioni in cui affermava una sostanziale equivalenza tra i fascismi e gli stati democratici.

A Malatesta e a tutti gli anarchici sarebbe stato più piacevole se la storia si fosse fermata agli anni ’20, ma purtroppo così non è stato. La brutalità militare e il fanatismo ideologico di controllo autoritario del fascismo, divorò dissidenti e disallineati alle proprie visioni di ogni colore, identità politica, culturale e di genere. Ingoiò milioni di cadaveri di ebrei, anarchici, comunisti, omosessuali, polacchi, italiani e ucraini (per citarne solo alcuni). E tanti compagn anarchici di quell’epoca fecero una scelta dura, spesso criticata dai loro stessi fratelli di lotta, di schierarsi contro quell’orrore. A volte lo fecero aiutando direttamente quegli esercti in cui mai avrebbero voluto arruolarsi, a volte inquadrandosi militarmente perché non avevano scelta, così come a volte addirittura lo fecero inquadrandosi in formazioni ideologicamente diverse dai loro ideali (pensiamo a “Bandiera Rossa” a Roma). E già di cadaveri ne avevano ingoiati i Freikorps tedeschi nel primo dopoguerra, come gli Arditi in Italia. Se questo continua a sfuggire a chi si fregia di essere erede del Malatesta, non stupisce che oggi gli sfugga la natura assassina, liberticida ed espansonista dell’imperialismo russo né che cerchino di ignorare i compagn anarchici che gridano e muoiono a causa di essa.

Il valore di unirsi in un fronte unico contro queste forze autoritarie che stanno emergendo sempre più violentemente in Ucraina come in Palestina non sta sfuggendo ai tanti compagni che hanno deciso di combattere nella loro posizione in questa guerra dandoci solidarietà e supporto. E di questo, ancora una volta, ringraziamo tutti.

Кто если не мы, когда если не сейчас!