Per anni la propaganda russa ha sempre negato l’uso delle armi chimiche da parte del regime di Assad in Siria. Durante i tragici avvenimenti che hanno visto prima la brutale repressione della rivoluzione siriana e poi la sanguinosa guerra civile con il coinvolgimento di altri attori esteri nella regione, tra cui Russia e Iran, si è fatto di tutto per smentire o minimizzare l’uso del gas Sarin contro la popolazione civile o contro i gruppi ribelli. Attraverso la propria rete di disinformazione e i propri media proxy, la Russia ha diffuso in tutta l’infosfera globale l’idea che azioni come il massacro di Goutha, il sobborgo di Damasco dove furono uccise più di mille persone nel 2013 [1] non fossero altro che un pretesto inventato di sana pianta per far intervenire gli USA contro il regime di Assad. In Italia abbiamo assistito nel corso degli anni a una vasta produzione di documenti negazionisti delle stragi compiute con armi chimiche, pubblicati e diffusi da una catena di organi di informazione che ha sempre sostenuto il vecchio regime siriano. Autori come Maurizio Blondet e siti come Luogocomune [2], Piccole note [3](che fanno parte della rete di blog filorussi raccolta in sinistrainrete.info) hanno cominciato sin dal 2013 a negare le stragi spostando l’attenzione sugli Stati Uniti. Oggi Blondet si occupa di far passare i droni russi che sconfinano in Europa per ucraini o più audacemente cerca di dimostrare la presenza del grafene nei vaccini, ma dieci anni fa era tra i più attivi difensori del macellaio di Damasco.
La storia del rapporto tra le armi chimiche in Siria e la Russia è piuttosto lunga e corposa e possiamo farne risalire l’origine a quando Lavrov riuscì a far passare la risoluzione dell’ONU nel 2013 come l’inizio della distruzione completa dell’arsenale siriano [4] Quell’annuncio risultò purtroppo una farsa e il regime continuò a fare pieno uso di questi armamenti vietati dalle convenzioni internazionali, proseguendo nella sua strategia del terrore e dei crimini di guerra. Il 4 aprile del 2017 presso Khan Shaykhun l’esercito siriano bombardò la città uccidendo novanta persone con il gas Sarin [5].
Ebbene, è notizia di pochi giorni fa che l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opcw) dell’Aia ha trovato in Siria un deposito di bombe e un magazzino di materiale chimico adatto alla preparazione dei gas Sarin e Cloro [6] Questa scoperta fa seguito al lavoro dell’Opcw successivo alla caduta del regime di Assad, quando è stato possibile rientrare in Siria alla ricerca delle munizioni e dei siti di stoccaggio delle armi chimiche. Appare chiaro ancora una volta come le menzogne dell’apparato di propaganda russo siano state smentite dalla realtà dei fatti. Fiumi di inchiostro sono stati versati in questi anni per scaricare le colpe dei peggiori crimini di guerra o negarli completamente, ma la realtà ha la testa dura e i fatti riemergono anche dopo anni di distanza.
Contemporaneamente alla smentita di questa propaganda, però, il dibattito politico italiano è pieno saturo di altre fake news propalate dalla stessa catena della disinformazione pro russa. Che siano gli attacchi russi sulla popolazione civile in Ucraina o il funzionamento dei vaccini, fa specie dover vedere ancora sdoganate nel dibattito a sinistra le teorie negazioniste di chi già in passato ha voluto difendere l’indifendibile e sviare l’attenzione dalla responsabilità criminale dello stato terrorista oggi presente al Cremlino.
