Fascista, fascistissimo, praticamente russo

Dopo aver smentito per mesi il suo abbandono della Lega, con la quale era sbarcato nel Parlamento europeo raccogliendo un grande successo personale in termine di preferenze, Roberto Vannacci, l’ex generale dell’esercito italiano nonché capo della Folgore, ha compiuto il passo dell’abbandono della compagine di Matteo Salvini per fondare il suo partito, Futuro Nazionale (“con Vannacci”, ovviamente, come si usa oggi nell’era dei partiti personali). La nuova forza politica della destra italiana dopo poche settimane dalla nascita ha già sconvolto il panorama politico nazionale, rosicchiando fette di consenso non indifferenti ai partiti di governo e scavalcando, nei sondaggi, la stessa Lega di Salvini.

Al congresso di fondazione di Futuro Nazionale hanno partecipato 2.000 delegati, su un complesso di iscrizioni che ha raggiunto in poco tempo quota 100.000. Oltre al ritmo incessante con cui viaggia l’ascesa nei sondaggi, sono approdati in FNV pezzi non indifferenti di ceto politico legato ai partiti di destra di governo come di opposizione. Non solo Lega, ma anche Forza Italia e la stessa Fratelli d’Italia, consiglieri comunali e dirigenti del centrodestra sono saliti sulla scialuppa vannacciana con l’idea di puntare su un cavallo vincente. Allo stesso tempo, il partito di Gianni Alemanno, Indipendenza, è confluito in FNV fornendo ulteriori strumenti organizzativi per la struttura in fieri. Oltre alla pattuglia di parlamentari transfughi, c’è grosso fermento nella destra italiana e si fa la fila per entrare oggi nel partito del generale, quando domani forse sarà troppo tardi per occupare i posti e le poltrone migliori.

Insieme alla risonanza del suo congresso fondativo, Vannacci ha fatto tutta la sfilata di ingresso nel salotto buono dei media italiani, compresa la canonica intervista con Lilli Gruber su La7. Le altre trasmissioni parlano di lui, mentre sembra ormai tramontata l’idea di Giorgia Meloni di non affrontare il generale: la presidente del consiglio, infatti, ha incominciato ad attaccarlo in Parlamento accusandolo di essere funzionale alla sinistra. Sinistra che, in effetti, pur preoccupata per lo sdoganamento delle teorie più estremiste, si gode la spaccatura in seno alla destra, con la speranza che con questa divisione il Campo Largo riesca nell’impresa di vincere le prossime elezioni: condizione necessaria, quella della frammentazione dei propri avversari, ma certo non sufficiente.

Ma con quali argomenti e quale retorica Roberto Vannacci sta seminando il panico nel mondo politico italiano? Dalla pubblicazione del suo libro Il mondo al contrario in poi, l’ex generale ha ripreso tutto l’armamentario della destra sovranista globale che ha il suo centro direzionale a Mosca. Le teorie sono note, dalla questione della remigrazione all’apologia della famiglia “naturale”, dallo scetticismo sui vaccini al negazionismo del cambiamento climatico, fino alla contrarietà verso gli aiuti militari all’Ucraina. L’agenda è quella, non ci sono dubbi sull’ispirazione, forse c’è anche una regia studiata a tavolino da parte di Mosca (come successo in mille altre situazioni in giro per il mondo), ma non abbiamo nemmeno bisogno di scandagliare eventuali file segreti per risalire all’impronta politica e culturale che guida tutta l’avventura vannacciana. Non è un caso che il congresso di FNV si sia chiuso con la lettura di Dostoevskij, per giunta in russo: un segnale piuttosto esplicito a quelli che sono i riferimenti del partito, che aspira ad avere le stesse fortune di altre formazioni politiche foraggiate dalla Russia quali l’AFD in Germania e il partito di Le Pen e Bardella in Francia.

La riflessione che vogliamo fare a questo punto riguarda il rapporto tra l’irresistibile (?) ascesa di Vannacci e noi, un noi inteso come largo sentimento antifascista ancora presente in Italia. Dal momento in cui Matteo Pucciarelli di Repubblica si occupò de Il mondo al contrario, quando il testo girava ancora nella versione pubblicata da Amazon, la critica da sinistra a Vannacci è risultata monca della comprensione del dato fondamentale cui si accennava prima: sono anni che il centro politico del fascismo globale ha sede a Mosca. Se parte della sinistra sposa la stessa politica estera del generale, votando contro gli aiuti militari all’Ucraina, se un’altra parte della sinistra crede che sia possibile qualsiasi forma di “appeasement” con Mosca, allora non solo abbiamo un bel problema complessivo in casa nostra, ma risulterà anche impossibile nello specifico opporsi efficacemente a Vannacci e alla sua operazione politica.

Aleggia poi sullo scenario politico la possibile operazione speculare a quella vannacciana da parte del movimento di Alessandro Di Battista, che potrebbe inserirsi nell’agone elettorale con la sua formazione politica “Schierarsi”, da sempre legata a doppio filo con il mondo rossobruno e l’agenda politica del Cremlino. Quello che viene evocato come un “Vannacci di sinistra” potrebbe erodere ulteriore consenso ai 5 Stelle, ma soprattutto potrebbe costituire un altro forte riferimento per la Russia nella politica italiana, non considerando il precursore Salvini ormai in caduta libera. L’aggressività del discorso di Di Battista è piuttosto pericolosa, anche perché l’ex grillino si è ricostruito una credibilità tirandosi fuori per tempo dalla crisi del M5S e ha avuto uno spazio mediatico in riferimento alla questione palestinese, affrontata con veemente retorica campista.

Denunciare e combattere l’idea della remigrazione, costruendo reti di sostegno alle persone migranti, rinforzare il movimento lgbtqia+, contrastare il negazionismo climatico con una specifica proposta ecologista e anticapitalista: a queste e altre cose nella nostra agenda va inserita anche la lotta al fascismo russo, proprio perché esso finanzia i movimenti politici di mezzo mondo e ne sostiene le fortune. In questo senso, non è più possibile restare nell’idea che più si è a sinistra e più si è per la pace e più si dovrà sostenere qualche bizzarra forma di impossibile negoziato con Mosca, negoziato che Putin non ha mai cercato se non dopo l’annientamento dell’avversario. Non si può continuare con la delirante teoria che l’Europa stia conducendo una guerra aggressiva contro la Russia, con l’idea della NATO che abbia “abbaiato” ai suoi confini e tutto l’armamentario a cui siamo tristemente abituatə. Anno dopo anno sono state sdoganate le politiche più accondiscendenti verso il regime putiniano spacciandole per quelle più di sinistra e antifasciste, dal rifiuto di designare la Russia come stato terrorista (un’evidenza della realtà) fino a bollare come bellicismo guerrafondaio la legittima difesa e l’autodeterminazione dei popoli.

Siamo certə, purtroppo, che l’ascesa di Vannacci sia soltanto all’inizio e che la sua parabola metterà a rischio concretamente la vita di persone migranti, lgbtqia+ e marginalizzate. Non siamo di fronte a uno scenario teorico o a una disputa filosofica. Il fascismo va combattuto a 360° e bisogna dotarsi di tutti gli strumenti di azione e di comprensione necessari. Se la sinistra oggi manca clamorosamente nel capire da dove nascono determinati fenomeni, non riuscirà nemmeno a combatterli. Sta a noi proporre la complessità di questa sfida e richiamare tuttə a essere all’altezza di essa e delle sue contraddizioni.