Contro il terrore del regime iraniano

In Iran vivono 90 milioni di persone e nel gennaio 2026 una dittatura teocratica, misogina e predatoria sta tentando di mantenersi al potere attuando il più brutale massacro dei suoi 47 anni di storia.

Tutte le testimonianze raccontano di proteste generalizzate, capillari in tutto il territorio, trasversali alle fasce sociali (comprese quelle tradizionalmente favorevoli al regime), alle generazioni, alle etnie. Intere famiglie, lavoratori, studenti, sono scesi in strada perché con l’inflazione al 40% non potevano più lavorare, mangiare, vivere. Sui loro profili social rimbalzavano le foto della vita sfarzosa degli oligarchi arricchitisi nelle grazie del regime e sulle loro spalle. Tra le fonti di arricchimento, negli ultimi anni, anche un enorme commercio di armi e tecnologia bellica con la Russia.

Tantissime di queste persone che hanno riempito le strade di metropoli, città e paesini iraniani sono state brutalmente assassinate: l’agenzia Hrana parla di quasi 4.000 morti e 25.000 arresti alla data in cui scriviamo. Chissà quante altre saranno condannate alla pena capitale.

Quella cui stiamo assistendo oggi è solo l’ultima di una serie di ondate di protesta che hanno investito l’Iran negli ultimi vent’anni e più. Ricordiamo le iraniane e gli iraniani in piazza nel 2003, 2009, 2011, 2017, 2019 e infine nel 2022 con il movimento Donna, vita, libertà. Quasi sempre le manifestazioni sono state represse con violenza, con uccisioni, impiccagioni pubbliche e arresti indiscriminati, ma mai con così tanta ferocia.

Quando il regime ha capito di non poter più contenere la rivolta ha spento internet e le reti telefoniche e nel buio, nel silenzio, ha dispiegato il suo terrore. Con l’intenzione di mantenerlo a lungo: sono trapelati piani di isolamento digitale permanente per i quali verrebbe lasciato acceso solo un intranet nazionale, sotto stretto controllo e non comunicante con l’esterno.

Non sappiamo cosa succederà ora. Sappiamo però che non possiamo distogliere lo sguardo – anche se è facile, in questo mondo in fiamme – e diventare complici del buio che è calato sull’Iran. Dobbiamo invece tenere alta l’attenzione, viva la solidarietà, accesa la rabbia. Dobbiamo supportare la prospettiva di un Iran libero dal regime, laico, in cui la ricchezza sia redistribuita e tutti e tutte siano libere di vivere, vestire, amare come desiderano.

Jin Jiyan Azadì!