Tradire la rivoluzione del Rojava

La foto ritrae due donne curde delle YPJ, probabilmente sedute su un camioncino, che guardano l'obiettivo sorridenti. Entrambe indossano divise militari. Quella sulla sinistra, che ha la testa coperta da un fazzoletto nero con dei fiori disegnati e se lo tiene fermo sulla gola e sulla bocca per evitare che glielo porti via il vento, ha le spalle rivolte al fotografo e si è appena girata per fare il simbolo della vittoria. Dietro di lei, ancora a sinistra, c'è una bandiera delle YPJ sventolante. L'altra donna, sulla destra in basso, tiene nella mano destra una bandiera gialla dell'Amministrazione autonoma sventolante; con la mano sinistra fa il simbolo della vittoria. Davanti a lei, sulla sinistra del volto, compare in verticale un AK47.Sono giorni orribili. La Rivoluzione del confederalismo democratico nel nordest della Siria vive la sua minaccia più grave. Donald Trump ha tradito, di nuovo. Come nel 2018 e nel 2019.

Nei primi anni della guerra civile siriana l’amministrazione Obama aveva fatto pressione perché le unità di autodifesa curde Ypj e Ypg operasssero nella più rassicurante cornice multietnica delle Forze democratiche siriane (Sdf) e che fossero queste ultime a combattere l’Isis sul terreno, potendo così limitarsi alla copertura aerea senza che nessun soldato americano o occidentale dovesse rischiare la pelle. La guerra al califfato, a est, non era nemmeno finita e Trump era presidente da poco più di un anno quando, nel 2018, a ovest, Erdogan fece sconfinare l’esercito e si prese il cantone curdo di Efrin. Trump fece spallucce e anzi pochi mesi dopo ridusse la presenza militare nella regione, dando campo libero alla Turchia che nella sua seconda invasione si prese le città di Girê Spî‎ and Serê Kaniyê.

Questo terzo tradimento è il più grave. Come ammesso candidamente dall’inviato americano in Siria, l’autocrate di Washington (come altro definirlo ormai?) ha deciso che ora il partner per il contrasto all’Isis (che esiste ancora, in clandestinità) è il governo autoproclamato di Ahmad al-Sharaa. Le Sdf dopo undici anni non servono più. In pochi giorni, con il beneplacito statunitense e un grande aiuto dalla Turchia, l’esercito nazionale che fino al 2024 non era che la milizia islamista della città di Idlib, Tahrir al-Sham, ha preso il controllo di gran parte del territorio della Daanes, l’amministrazione democratica e autonoma del nordest della Siria. Ora è ridotta più o meno ai vecchi cantoni di Cizîrê e Kobanî, due dei tre che formavano l’allora Rojava alla sua costituzione.

Mentre scriviamo è in vigore un cessate il fuoco di quattro giorni.

Non possiamo immaginare che questi giorni siano gli ultimi di una rivoluzione che, unica nel ventunesimo secolo, ha mostrato la via di una convivenza umana più egualitaria, giusta, ecologica, dove la cooperazione prenda il posto della coercizione, il municipalismo quello dello stato nazionale. Non possiamo immaginare che tutto questo avvenga nell’indifferenza e nel silenzio, perché se cosi fosse Trump non sarebbe l’unico ad avere tradito.

(photo: kurdishstruggle)