A Bologna negati due volte spazi comunali per un’iniziativa di solidarietà all’Ucraina

Come è possibile che in una città medaglia d’oro alla Resistenza non si possa parlare di Resistenza ucraina? È quello che è successo alla nostra associazione, attiva in diverse città italiane.

Stiamo organizzando la proiezione di un documentario sulla partecipazione di attiviste e attivisti antiautoritari al conflitto scatenato dall’aggressione russa, con la partecipazione di una esponente dell’associazione ucraina Solidarity Collectives. Abbiamo richiesto e ottenuto disponibilità sia dalla Casa di Quartiere Fondo Comini sia da un Centro interculturale. Entrambi spazi comunali. Tutte e due le volte, con l’iniziativa già annunciata e pubblicizzata, siamo stati contattati per revocare le disponibilità accordate. Nel secondo caso ci è stato detto esplicitamente che sono arrivate telefonate intimidatorie da ignoti.

A questo punto ci rivolgiamo direttamente alla città per chiedere: a Bologna si può solidarizzare con la resistenza del popolo ucraino? Bologna già più volte macchiata da iniziative (anche nell’anniversario della Liberazione) in cui vengono distributi nastrini di San Giorgio, simbolo per legge della gloria militare russa, ed esposte impunemente bandiere delle fantomatiche repubbliche popolari del Donbas e delle loro brigate militari. Bologna dove è già stato annunciato dal solito Coordinamento Paradiso, per gli stessi giorni della nostra iniziativa, un festival di documentari di RussiaToday/Ruptly, principale organo della propaganda russa rivolta all’estero, direttamente controllato dal Cremlino e sottoposto a sanzioni dall’Unione europea, senza che si siano alzate voci di condanna.

Contemporaneamente, abbiamo avuto problemi simili per organizzare la stessa iniziativa a Torino. È ora di rendersi conto che l’Italia è oggetto di guerra ibrida da parte del regime dittatoriale e oscurantista di Mosca e che l’inazione, la minimizzazione, il quieto vivere, l’equidistanza sono forme di complicità con chi ci vorrebbe suoi sudditi e non è detto che prima o poi non ci riesca.